Viaggio nella più antica terra da vino dell'Umbria
La città di Orvieto era già antica quando prese il nome di Urbs Vetus infatti, la sua origine, risale all'epoca villanoviana. Il luogo in cui si trova è particolarissimo: una piattaforma di tufo con pareti scoscese appoggiate sopra un colle formato da strati di argilla. Le componenti geologiche del territorio - scaturite dal fuoco dei vulcani Volsinii e dalle successive erosioni dell'acqua - unite al favorevole e peculiare microclima che contraddistingue le valli del Paglia e del basso Tevere - sono alla base delle fortune enologiche che da tempo immemorabile sono un tutt'uno con la città.
A prescindere dalla correttezza o meno dell'identificazione di Orvieto con l'antica e mitica Oinarea, "la città dove scorre il vino", è un fatto che Orvieto sia tra le poche città al mondo il cui nome coincide con quello del proprio vino di territorio. Numerose sono le testimonianze archeologiche che hanno a che fare con la vite e il vino, dagli affreschi etruschi di Golini e di altre necropoli, al mosaico strappato dalla cattedrale di Orvieto e oggi conservato a Londra, alle ceramiche medievali e rinascimentali che si ammirano nei musei orvietani.
Tra tutti si ricorda lo stupefacente Duomo d'Orvieto con i suoi bassorilievi marmorei dedicati alla vite, destinati ad entrare a buon diritto tra le principali meraviglie storico-artistiche mondiali.
Toccò a papa Niccolò IV porre la prima pietra del duomo il 13 novembre del 1290 e titolarlo a Santa Maria Assunta in Cielo. Lo stile romanico iniziale della chiesa fu trasformato in gotico nel corso del XIV secolo, soprattutto ad opera dell'architetto senese Lorenzo Maitani, di Andrea Pisano e dell'Orgagna. Arnolfo di Cambio fu incaricato del disegno dell'interno della chiesa, anche se fu il Maitani a porre la firma al progetto d'insieme. All'interno, oltre a numerose opere d'arte, sono da vedere gli affreschi del Beato Angelico e di Luca Signorelli nella cappella di San Brizio (Storie dell'Anticristo, il Finimondo, La resurrezione della carne, Gli eletti, Il giudizio universale), che ispirarono lo stesso Michelangelo per le opere nella cappella Sistina.
Altri luoghi fondamentali per la storia culturale ed "enologica" di Orvieto sono la chiesa e il chiostro di San Giovanni, risalente al 916. Quest'ultimo oggi ospita il "Palazzo del Gusto" e l'Enoteca Regionale dell'Umbria (tel.0763341818).
Nei pressi di piazza Cahen dove aggetta la fortezza Albornoz si trova il famoso pozzo di San Patrizio, fatto scavare da papa Clemente VII per garantire l'approvvigionamento idrico in caso di assedio. Il papa era rifugiato nella fedele Orvieto per sfuggire al sacco di Roma nel dicembre 1527. Cinque anni dopo Antonio Sangallo completò lo scavo profondo ben sessantadue metri, a sezione circolare, largo tredici metri, con settantadue finestre e due scale elicoidali indipendenti. Un'illuminante iscrizione all'ingresso specifica: QUOD NATURA MUNIMENTO INVIDERAT INDUSTRIA ADIECIT, vale a dire che ciò che la natura aveva negato, ovvero l'acqua, poté l'ingegnosità umana.
Dato lo straordinario sito di tufo dalle pareti a strapiombo in cui si erge, è poi indispensabile vedere la città in prospettiva, dai colli alti sulla vallata del Paglia, per poi assaporare e conoscere i paesi e la campagna fuori porta, e attraverso un itinerario costellato di eremi, luoghi del sacro e stupendi paesaggi umbri.
E' quasi indispensabile, a questo punto prolungare il percorso (deviando spesso e volentieri) fino a Bolsena, "città gemella" di Orvieto: Orvieto (Volsinii, al tempo) fu infatti distrutta nel 264 avanti Cristo dal console romano Publio Flacco, e gli orvietani scampati agli eccidi furono deportati sulle rive del vicino, bellissimo lago vulcanico a fondare Volsinii Novi, ovvero Bolsena In epoca medievale un "miracolo" unì le due città, e creò le condizioni economiche e culturali per la nascita del duomo d'Orvieto.
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 DUOMO DI ORVIETO "dettaglio decorativo della facciata" |